Forum Ladyfertility®
Vuoi reagire a questo messaggio? Crea un account in pochi click o accedi per continuare.

Ciclo delle stagioni --> Il Solstizio d'Inverno

Andare in basso

Ciclo delle stagioni --> Il Solstizio d'Inverno Empty Ciclo delle stagioni --> Il Solstizio d'Inverno

Messaggio Da Jessica Mar Dic 21, 2021 10:49 am

E’ arrivato l’Inverno!

Il 21 Dicembre rappresenta per tradizione astronomica l’inizio della stagione invernale, anche se la data astronomica esatta regolarmente varia tra il 21-23 Dicembre. E’ il momento del Solstizio di Inverno!

Cosa significa questo passaggio? Questo giorno è conosciuto come il “giorno più breve dell’anno”, oppure come la “notte più lunga dell’anno”, perché in questo momento la luce solare sull’emisfero boreale ha raggiunto la sua durata minima!

Il Sole al Solstizio di Inverno sorge esattamente a Sud-Est e tramonta esattamente a Sud-Ovest, tracciando nell’arco del cielo la traiettoria più breve di tutto l’anno!

Infatti, contrariamente a quanto si pensa di solito, il Sole sorge ad Est e tramonta ad Ovest soltanto nelle date degli Equinozi.

Dall’Equinozio di Autunno, quindi, la luce è andata a diminuire progressivamente fino ad oggi. Ma dal Solstizio di Inverno in avanti, la durata delle ore di luce nel giono ricomincerà a crescere, di circa un minuto al giorno.

Intorno al Picco di Inverno (1-2 Febbraio), la differenza comincerà a farsi notare davvero!

Tipicamente si pensa all’Inverno come una stagione fredda e buia, ma è davvero così?  Scopriamo meglio le sue caratteristiche!

La stagione invernale
Dopo la notte più lunga dell’anno, ci lasciamo alle spalle l’Autunno, con le sue giornate corte e buie, anche se non particolarmente rigide, per entrare invece nella stagione più fredda di tutte, ma progressivamente più luminosa!

La luce, ed il suo rapporto con il buio, è infatti sempre la protagonista di tutte le festività associate ai ritmi della Natura, perché è ciò che permette alla vita sulla Terra di crescere e prosperare, ed è dunque simbolo di crescita e fertilità.

In questo momento, la terra del nostro emisfero è a riposo, in letargo. Dopo essersi svuotata degli ultimi raccolti in Autunno, adesso è vuota, priva di semi o frutti, e ben presto sarà ricoperta da uno strato di neve e gelo che la proteggeranno durante la sua meritata pausa.

In molti luoghi, la neve ed il ghiaccio dominano il paesaggio, che si tinge di un bianco splendore. I cieli si fanno più tersi ed azzurri, l’alba e il tramonto hanno riverberi cristallini e si illuminano di colori sferzanti, come rosa drammatici e viola mozzafiato.

Gli animali sono immobili nelle loro tane ed anche gli esseri umani trascorrono più tempo al riparo, nelle loro case, insieme ai loro affetti, in un ritiro che molte volte è anche interiore, di raccoglimento e riflessione.


TRADIZIONI E SIMBOLI

Questo momento dell’anno è certamente meglio noto per la festa del Natale!

Ma come si arriva a questa celebrazione tradizionale?

In origine, nel mondo pagano (dal Latino pagus, villaggio, e paganus, rurale, delle campagne) lo scorrere del tempo dell’anno era marcato da 8 momenti in cui la comunità onorava le fasi del ciclo solare nella Natura, ovvero il ritmo delle stagioni.

Il 21 Dicembre si celebrava la luce che torna a rinascere dopo il lungo buio e pertanto le energie e lo spirito di questo festeggiamento sono legate al simbolismo della rinascita ciclica.

Ai tempi degli Antichi Romani, questa festività era dedicata al Sol Invictus, il “Sole non vinto”, ossia invincibile, capace di tornare periodicamente a risplendere dopo il lungo buio autunnale.

Quello che risplende in questo momento è proprio un Sole bambino, appena (ri)nato e capace inizialmente solo di timidi e delicati raggi di luce, prima di conoscere il suo vigore adulto nelle fasi successive. E’ un calore lieve, tiepido, appena accennato.

Quello che porta con sé è propria la forza del suo potenziale, il suo carico di speranza e promessa di splendore per le stagioni a venire, esattamente come un neonato nel giorno in cui viene al mondo, che così piccolo ha già cambiato l’intera storia di vita dei propri genitori.

Successivamente, questo momento coinciderà con l’avvento di Gesù Cristo nella tradizione cristiana ed è proprio la celebrazione della sua nascita che si realizza a Natale.

Spesso si legge che il culto cristiano ha sovrascritto le pre-esistenti tradizioni pagane/rurali per essere più effficace nell’adesione di adepti. Molto anche è stato detto a proposito della “vera” data di nascita di Gesù, che alcuni storici fanno corrispondere a Marzo. In realtà, dallo studio delle Scritture, emerge che nulla vieta che questi eventi coincidessero realmente.

Da un punto di vista della celebrazione, in realtà siamo abituati a conoscere il Natale nella modernità come una commistione di elementi pagani e cristiani (ricordando che la Cristianità è la risposta alla realtà del mondo pagano pre-esistente, quindi non in contrapposizione a tale realtà, ma come importante integrazione).

Da un lato troviamo le tradizioni del culto cristiano con il Presepe, la rappresentazione della natività per eccellenza, la messa di Natale e l’invito a ricordare con gioia la presenza di Cristo e del suo messaggio nelle nostre vite.

Dall’altro lato, è ancora vivo il richiamo alla celebrazione dal punto di vista della Natura, come si può osservare dai temi delle decorazioni e simboli impiegati per rappresentare il Natale: la luce è infatti protagonista di tutti gli addobbi, dalle luminarie per strada alle lucine che agghindano alle candele accese per creare un’atmosfera di calore, intimità e pace.

Per quanto riguarda i simboli, l’elemento della luce è simboleggiato dalla corona di raggi che da subito circonda la testa del Bambin Gesù, come anche dal riferimento alla stella cometa, che guida i Re Magi verso Betlemme.

Ma celebrare la luce significa intrinsecamente celebrare la fertilità!

E mentre nella tradizione cristiana l’elemento della fertilità è onorato nel suo aspetto riproduttivo, ad evidenziare la natura infinita della vita eterna in Cristo, nella tradizione rurale se ne evidenziano gli aspetti più terreni e propri dell’esperienza umana, onorando la sua ciclica continuità attraverso le generazioni.

Infatti, originariamente la festa del Solstizio di Inverno viene chiamata Yule (ed ancora oggi Yuletide) nei paesi anglosassoni. La radice etimologica di questa parola deriva da “jul”, che nelle lingue scandinave significa proprio “ruota”, indicando la circolarità del tempo nel corso dell’anno.

E’ quindi proprio il tema della fertilità e della vita che accomuna i due filoni della tradizione!

A livello simbolico, ritroviamo questi elementi nelle decorazioni tipiche associate al Natale: dai colori della luce, come oro e argento, anche rosso (il colore del sangue), bianco (il colore della fertilità) e verde (il colore della prosperità della natura). Sono i colori biologici della fertilità e della sessualità, concetti strettamente legati al dualismo delle forze di vita e morte, creazione e distruzione, alla base della ciclicità.

Insieme al Presepe, che onora esplicitamente la nascita, troviamo l’abete di Natale, che oltre ad essere un tipico del paesaggio invernale, con la sua punta che svetta verso l’alto rappresenta un simbolo fallico, di potenza maschile ed è ornato tipicamente dalla luce della stella cometa sulla punta, per celebrare il principio di vitalità che trionfa e risplende. L’abete, in quanto sempreverde, è anche simbolo di eternità della vita nella Natura.

Tra gli addobbi classici, troviamo protagoniste le palline di Natale, delle sfere di luce che rappresentano la potenza vitale dei testicoli maschili, le bacche del vischio e dell’agrifoglio che simboleggiano le gocce di seme e le ghirlande intrecciate e adornate con frutti invernali, che con la loro forma circolare ricordano la ciclicità della vita, i ritmi della fertilità e della natura maschile e femminile..

La festa del Natale è anche associata a personaggi antropomorfi come Babbo Natale e la Befana.

Quest’ultima rappresenta la Crona, ovvero a livello di archetipi ciclici la donna anziana, come simbolo di infertilità della terra, poiché in questa fase di buio quiescente la terra finalmente riposa, dopo un anno di lavoro.

Quella di Babbo Natale invece è una figura maschile dall’aspetto corpulento e pasciuto, a simboleggiare la ricchezza e la prosperità. Volando nel cielo sulla sua slitta sparge i suoi doni sulla Terra, si cala dal camino e riempe con questi le calze vuote.

In questa immagine possiamo ritrovare un simbolo dell’atto di fecondazione, ovvero del dono di fertilità dell’uomo alla donna.Questo stesso significato è alla base del valore dello scambio di regali tra persone amate.

D’altronde, quando si celebra la fertilità, si celebra anche lo scambio che avviene con l’atto sessuale, un atto con cui trasmettiamo amore, vita, emozioni.

Personalmente, una tradizione natalizia a cui sono particolarmente affezionata, eredità del mio lato anglosassone, è la preparazione dei Gingerbread Men, conosciuti anche in Italia come “biscotti (o omini) di pan di zenzero”

L‘Omino di Pan di Zenzero è il simpatico protagonista di una favola per bambini…ma sapevate che è una storia che parla di fertilità?

Ne esistono varie versioni , perciò quella che vi propongo è una sintesi, potremmo dire il mio “impasto” personale, per farvi assaporare tutta la magia di questa festività!

“C’era una volta un’anziana coppia di sposi che non aveva avuto figli. Durante un particolare inverno freddo e silenzioso, marito e moglie si sentivano tristi e soli. Così l’anziana signora decise di creare un bambino dando forma ad un impasto.

Prese la farina, lo zucchero e le uova dalla dispensa e mescolò con cura e con amore tutti gli ingredienti. Poi vi aggiunse una buona dose di spezie dall’anima piccante, per dare sapore e vitalità alla materia tra le sue mani. Stese la pasta e la plasmò in un biscotto gigante, creando la testa, due braccia e due gambe, lo decorò con cura, aggiungendo bacche invernali per dargli degli occhi e una bocca per farlo sorridere, sistemò i bottoni della camicia ed altri dettagli, vestendolo a festa proprio come avrebbe fatto con un bambino vero.

Infornò la sua creazione nel forno caldo, per portarlo alla vita e trasformarlo in un bellissimo dolce: ecco nato l’omino di pan di zenzero!

Ma appena fu tempo di farlo uscire dal forno, l’omino di pan di zenzero, tutto sorridente, saltò fuori dalla teglia e scappò via dalla finestra, gridando: “Non puoi prendermi, non puoi prendermi, sono l’omino di pan di zenzero!”

La versione più frequente della storia narra che durante la sua fuga l’omino di pan di zenzero incontrò vari animali: prima un maiale, poi una mucca, poi un cavallo, e tutti tentarono di mangiarlo.

Ma nessuno di loro fu abbastanza veloce da riuscire acchiappare questo omino dal temperamento così…pepato!

Procedendo nella sua corsa in fuga dai suoi inseguitori, accadde così che l’omino si trovò sulla sponda di un fiume. “Oh no!” si disse “Ed ora come farò ad attraversarlo?“. Ma attratta dalle sue parole, una volpe gli si avvicinò e si offrì di trasportarlo al sicuro sulla sponda opposta.

“Mi mangerai, non è vero?” chiese impaurito l’omino”. Ma la volpe giurò e spergiurò di no e così le salì in groppa e si affidò a lei per attraversare il fiume. Una volta approdati sull’altra riva, però, fu un attimo: la volpe lanciò in aria l’omino con i suoi denti e…SNAP! Questa fu la fine dell’omino di pan di zenzero.”

Come avete visto, è una storia un po’ drammatica, che nonostante sia intrisa di melassa (letteralmente!), finisce per lasciarci con l’amaro in bocca….

Ma andando alla ricerca del suo significato, vediamo se riusciamo a riscorprirne il gusto!

Nella versione più frequente della storia in realtà non si parla del fatto che la coppia di anziani fosse senza figli, ma si dice che l’anziana signora avesse fatto l’omino di pan di zenzero perché voleva mangiarlo.

La storia ci presenta innanzitutto la metafora della creazione e della generatività, tema certamente caro al periodo natalizio: la donna, motivata dal suo impulso a generare, crea un bambino impastando con cura gli ingredienti e poi mette la sua creatura nel forno, simbolo dell’utero materno, ed a questa pulsione creativa fa seguito una pulsione distruttiva, quella dell’ingerirlo. Queste tendenze sono realmente in gioco lungo tutto il processo della generatività.

Ma questa storia ci porta anche oltre: poco dopo che il biscotto è fuori dal forno (il bambino dunque è nato!), schizza via, lontano dai genitori e corre verso il mondo esterno.

E’ quindi la storia della ricerca dell’indipendenza del bambino rispetto alla madre, nel tentativo di opporsi all’ingerenza di lei (che lo “vuole mangiare”, ovvero inglobare, assimilare dentro di sé).

L’omino-bambino corre spavaldo verso il mondo esterno, che però è irto di pericoli, come i grossi animali che lo vogliono mangiare anche loro, fino alla volpe che rappresenta il modo in cui il bambino, vulnerabile per la sua ingenuità, fa una brutta fine.

Può sembrare una storia triste, ma rivela il suo lato educativo.

E’ una storia che tradizionalmente i genitori raccontavano ai loro bambini nelle fredde e buie sere di inverno, per intrattenerli, ma anche per impartire loro lezioni di vita importanti: in questo caso, si parla del pericolo per il bambino nell’allontanarsi troppo presto dai genitori e affrontare il mondo da solo. Era un monito affinché seguissero la guida degli adulti di fiducia, coloro in grado di difenderli durante l’infanzia.

Ma il valore educativo è anche per gli adulti: invita a riflettere sulla giusta distanza da porre con i propri figli durante la loro crescita, imparando a concedere l’adeguata autonomia di volta in volta, in rapporto alle loro capacità.

La metafora di voler “mangiare” i figli ha anch’essa due volti: amare tanto il proprio figlio da volerlo “mangiare”, come quando si “mangia di baci” è un modo sereno e positivo di manifestare calore e affetto. Ma quando significa trattenere eccessivamente a sé, inglobare, rischia di evocare nell’altro la stessa tendenza dell’omino di pan di zenzero a fuggire via e sottrarsi al controllo.

Questo è qualcosa che tutti i bambini sperimentano a un certo punto della crescita (intorno ai 2 anni circa, i “terrible twos“) e consiste nel forzare i limiti imposti per loro dall’adulto. Si tratta di mettere alla prova la propria autonomia, da cui deriverà, nel corso di tutto lo sviluppo, il senso della propria identità.


CONSIGLI ED ISPIRAZIONI PER IL BENESSERE

Ricordiamo che celebrare il passaggio delle stagioni e i cambiamenti della natura ha il significato di essere consapevoli delle forze in gioco intorno a noi e il valore di poter vivere in armonia con esse, utilizzando queste energie per stare meglio. Con questo in mente, è possibile vincere un fenomeno sempre più frequente relativo al periodo delle feste, ovvero un disagio stagionale che va a coincidere con il Natale e le festività invernali, che in inglese prende il nome di winter blues, ovvero “disagio invernale”.

I “blues” in inglese indicano uno stato di malinconia, descritto volutamente con il colore blu perché richiama il cielo di notte e metaforicamente la profondità del nostro inconscio. Cosa accade in inverno di così particolare, da portare a creare un termine apposito?

Sul piano fisico, le minori ore di luce a cui l’Autunno ci ha esposto, soprattutto nella seconda parte, hanno un noto effetto negativo sull’ipofisi, la ghiandola che regola la nostra produzione di ormoni, tra i quali la serotonina, l’ormone del benessere. E’ naturale quindi che la minore quantità di luce ci predisponga all’essere meno vivaci e allegri, ma più raccolti ed introspettivi, aprendo la strada ai pensieri tristi e altre ombre della nostra mente.

Ma questi possono essere tanto pessimi nemici quanto preziosi alleati.

Infatti la stagione buia dell’anno, ossia il periodo dall’Autunno fino all’Inverno, ci ha suggerito con il cambio di clima di fermarci fisicamente ed esplorare con calma la nostra psiche, favoriti dalle risonanze intorno a noi.

Il buio nella Natura ci ha invitato a fermarci e a raccoglierci interiormente, accompagnati dai ricordi di un anno che adesso volge al termine. Se il picco d’Autunno è stato il momento di accettare di essere accompagnati nell’oscurità, il Solstizio di Inverno è il tempo per ricominciare a guardare avanti. E  ne saremo tanto più capaci quanto avremo accettato di incontrare anche le parti più buie e dolorose nelle nostre vite.

Per salutare l’anno passato ringraziando per quello che ci ha portato e lasciando andare quello che non ci serve più. E’ il tempo per pensare al futuro con speranza, con anticipazione, preparando la strada per l’anno che verrà.

Lasciamoci ispirare dalla Natura in questo compito: osserviamo i cambiamenti nel mondo intorno a noi.

Le ore del giorno che riprendono ad allungarsi portano sollievo e nuova speranza, ci stimolano a ripartire con i nostri progetti e la nostra vita. Ancora è freddo, ma lentamente ci scalderemo con i raggi del Sole che prende sempre più vigore, man mano che passano i giorni, fino a risplendere con tutta la sua forza nei mesi primaverili ed estivi.

Pensiamo avanti con coraggio e riprendiamo a muovere i nostri passi sul cammino. Guardiamoci attorno e notiamo le stesse energie nella Natura. La terra è ferma, i rami degli alberi sono sagome spoglie, ma svettano contro il cielo freddo, brillante e cristallino. Il ghiaccio è nell’aria e sulle strade, ci invita a procedere con calma e ad assaporare il paesaggio intorno a noi, lo scintillìo della neve, l’odore dell’aria tersa, la luce chiarissima dai riflessi blu.

Approfittiamo di ciò che la stagione ci offre per allinearci al tempo giusto: osserviamo la solennità del freddo che gela i nostri pensieri e ci spinge a dolci consolazioni in una tazza di tè o cioccolata calda.

Teniamo acceso il calore dei nostri cuori riscaldando le nostre case e rifugiandoci dentro morbidi coperte e piumoni, insieme alle persone amate o i nostri cuccioli.

Circondiamoci degli aromi delle spezie, che danno vigore alla mente e al fisico: essenze di agrumi, cannella e zenzero, peperoncino e vaniglia.

Soffermiamoci a guardare il Sole nei diversi momenti della giornata e notiamo le differenze, la sua luce fa breccia con ottimismo nel freddo del mattino, scherza con noi riscaldandoci appena a mezzogiorno e poi matura in precoci tramonti del primo pomeriggio, quando si abissa all’orizzonte in uno spettacolo di ghiacciati blu, sferzanti aranci e teneri rosa.

Prendiamoci del tempo per assaporare l’ambiente intorno a noi, osservare come cambia il paesaggio e i riflessi della luce su di esso, come cambiano le temperature, i venti, le precipitazioni, notiamo l’odore dell’aria e le sensazioni che la Natura evoca in noi in questo momento.

Dedichiamoci alle attività che ricordano e segnano le feste invernali, possiamo seguire le tradizioni o crearne di nuove!

Divertiamoci a tornare di nuovo bambini, serve a ritrovare lo spirito di ricominciare con entusiasmo giorno dopo giorno!

A livello del ciclo di vita, questo momento dell’anno rappresenta infatti la prima infanzia: giocate! Attraverso il gioco è possibile riscoprire il senso di sicurezza ed allenare il senso di meraviglia, entrambi fondamentali per le nostre capacità di regolazione emotiva.

Se sentite di aver perso la sicurezza nella vostra vita, in questa stagione potrebbe essere amplificato: non esitate a consultare un professionista della salute mentale per ritrovare il piacere di stare al mondo!

E tu, come vivi questo periodo dell’anno?


Ultima modifica di Panicqueen il Lun Apr 04, 2022 2:10 pm - modificato 3 volte.

_________________
Dott.ssa Jessica Borgogni
www.jessicaborgogni.it

Psicologa perinatale
Educatrice del Metodo Ladyfertility

I miei grafici: https://www.fertilityfriend.com/home/1db1de
Jessica
Jessica
Admin

Numero di messaggi : 32583
Età : 38
Data d'iscrizione : 12.04.08

http://www.jessicaborgogni.it

Torna in alto Andare in basso

Torna in alto

- Argomenti simili

 
Permessi in questa sezione del forum:
Non puoi rispondere agli argomenti in questo forum.