Carriera lavorativa e figli

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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da gutsygibbon il Mer Lug 27, 2016 8:42 am

Io ho avuto più o meno un colloquio simile 2 anni fa con la mia titolare attuale. Nell'erboristeria dove lavoro siamo solo io e lei, posso capire mettendomi nei suoi panni che una maternità di un dipendente sia problematica per vari aspetti. Accettando il lavoro sapevo che non sarebbe stato serio professionalmente rimanere incinta nei primi mesi,ma sinceramente ora mi ritengo molto libera. Ho fiducia nella mia titolare,abbiamo costruito un buon rapporto, ma sicuramente come dici Ardath mi aspetto situazioni un po' critiche in caso di stanchezza e malesseri e anche che potrei lasciare il lavoro, è da mettere in conto Neutral
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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da Julmax il Mer Lug 27, 2016 9:29 am

Grazie a tutte delle vostre riflessioni e opinioni...
Il discorso figli l'ha tirato fuori lei (ma io mi aspettavo in qualche modo la domanda) dicendo "non vorrete mica fare bambini subito, vero?" non in modo cattivo o brutto, ma ha detto che non vuole poi dover trovare qualcun altro, ha dovuto cambiare tre banconiste in poco tempo (la prima rubava, la seconda all'improvviso ha deciso di tornare a insegnare architettura, la terza ha deciso di fare altro ma non so cosa) e non può permettersi di rischiare di farlo di nuovo. E la capisco. Poi lei sa che ci siamo sposati da poco, un minimo di confidenza c'è, si chiacchiera quando andiamo lì a prendere un dolcino. Per questo io non me la sento di mentire.
Senza tirare in ballo il discorso figli, oltretutto, io a ottobre inizio appunto questo corso di formazione e a giugno/luglio finisce e vorrei provare il prima possibile a buttarmi a lavorare in questo campo, che è quello che mi interessa e appassiona. Quindi anche senza considerare una gravidanza, a giugno/luglio dovrei/vorrei andare via da lì in ogni caso.
Ieri ne abbiamo parlato io e mio marito, e siamo arrivati alla conclusione che io non posso accettare, ma posso proporre lui, che sta comunque cercando un altro posto, con una certezza in più, con un orario diverso dallo spezzato, senza dover andare contro i propri principi tutti i giorni e fare buon viso a cattivo gioco (lo fa da 5-6 anni, e non ce la fa più). Lui è portato per questo tipo di lavoro, lo ha sempre fatto, ovunque andava a lavorare diventava il punto di riferimento per i clienti. E lei è molto più seria rispetto al suo titolare attuale (non abbiamo avuto né il congedo matrimoniale, né gliel'ha pagato in sostituzione ai giorni liberi, e le ferie nemmeno gliele paga, tutto questo perché non ha i soldi).
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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da Panicqueen il Mer Lug 27, 2016 11:17 am

MissPat ha scritto:
mulan ha scritto:Io ho fatto diversi colloqui di lavoro e in nessun caso si è finiti a parlare di figli
E ci mancherebbe anche! E' al limite della denuncia per discriminazione
Non al limite, in realtà la puoi già denunciare ai sindacati, perché ti è stata fatta una chiara ed esplicita pressione in questo senso, e oggi è considerato un atto discriminatorio sul luogo di lavoro che è perseguibile.
Poi, chiaramente essendo piccolo imprenditore privato e non azienda, al cittadino che si è presentato al colloquio non è che ne viene niente (nessuno può obbligarla ad assumerti), però intanto si dà una calmata. (A meno che tu Julmax non abbia prova scritta, allora vai direttamente da un avvocato. Meglio ancora se sei iscritta alle liste di collocamento)
Se poi sei interessata, puoi anche esplorare associazioni che si occupano nello specifico di diritti della donna sul luogo di lavoro (tutela delle pari opportunità).

Poi, è chiaro quali sono le necessità di questo commercianti (come altri della sua categoria) ed è chiaro che la mette in difficoltà per tanti versi assumere qualcuno che poi va in maternità, però resta quello che ha fatto un pesante faux pas non giustificabile.
E ancora poi, vabbe', commento tutto a parte, ma encomio all'etica per la gastronomia vegan che non rispetta la maternità/condizione femminile e i diritti fondamentali del cittadino. 
Quando poi gli strumenti di tutela un'azienda li ha tutti, anche piccola, es. fare contratti più brevi, alla peggio ti trovi a fare sostituzione di maternità, e al rientro dalla maternità decidere a quale delle due dipendenti rinnovare il contratto.

Questo detto, mi rispecchio moltissimo nelle riflessioni di Cinciarello sul caso personale di Julmax.

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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da ArdathLilith il Mer Lug 27, 2016 11:55 am

Panicqueen ha scritto:E ancora poi, vabbe', commento tutto a parte, ma encomio all'etica per la gastronomia vegan che non rispetta la maternità/condizione femminile e i diritti fondamentali del cittadino. 
Quando poi gli strumenti di tutela un'azienda li ha tutti, anche piccola, es. fare contratti più brevi, alla peggio ti trovi a fare sostituzione di maternità, e al rientro dalla maternità decidere a quale delle due dipendenti rinnovare il contratto.

Concordo in toto, sia per "l'etica vegan", ma se diventi madre ti defenestro, e anche e soprattutto per la questione contratti più brevi: gli strumenti ci sono, se poi lei vuole una che remi al suo fianco nell'impresa e le dedichi di tutto e di più, allora che ti faccia socia, non dipendente! Cool
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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da Julmax il Mer Lug 27, 2016 12:05 pm

Beh chiaramente riguardo all'etica vegan vs rispetto della maternità, ognuno ha i propri limiti e necessità, e lei non mi ha certo minacciata ma ha espresso questa sua necessità di andare possibilmente sul sicuro, e io ci ho riflettuto sopra invece che magari fregarmene e fregare lei. Non credo sia uno spunto di discussione valido francamente.

Detto questo, spero davvero che la proposta di mio marito vada a buon fine (lei aveva proposto a inizio anno, un po' a scherzo ma secondo noi tastava il terreno, di farci aprire una pizzeria a taglio socia della sua gatronomia, ma mio marito ne ha abbastanza di fare il titolare e l'imprenditore) perché sarebbe davvero la soluzione a tutta la situazione: lei avrebbe un dipendente capace, che ha già l'haccp (che io dovrei fare invece), coinvolto nel messaggio che manda la sua gastronomia, e che le garantirebbe la continuità di lavoro che cerca; mio marito avrebbe un lavoro che gli dà fiato durante il giorno, sia fisicamente che psicologicamente (e ovviamente il tutto si riflette in casa, quando è nervoso la nostra cagnolina lo sente subito poverina) e gli dà più sicurezza; io posso andare avanti con il mio progetto e ho anche più tempo per vedere mio marito durante il giorno e di buonumore. In sostanza vincerebbero tutti...

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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da Jillian il Mer Lug 27, 2016 12:29 pm

Jul secondo me hai fatto bene. Considerando che non era il tuo lavoro della vita e che stai già buttandoti in altro che ti rispecchia di più e che guardacaso c'è tuo marito che invece potrebbe essere perfetto per quel posto! E sulla questione figli da esterna è vero che una legge "22 anni" e pensa che hai ancora tutta la vita davanti, ma quando l'orologio biologico chiama allora non si riesce a non rispondere. Anche io non me la sono sentita di cercare un lavoro l'anno scorso perchè sapevo già dove sarei andata a parare. Abbiamo un solo stipendio ma io mi sento in pace con la mia scelta e spero che in futuro questa correttezza sarà tenuta in considerazione in sede di colloqui. Magari è una vana speranza, chissà..ma bisogna seguire il cuore
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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da Panicqueen il Mer Lug 27, 2016 12:42 pm

Julmax ha scritto:Beh chiaramente riguardo all'etica vegan vs rispetto della maternità, ognuno ha i propri limiti e necessità, e lei non mi ha certo minacciata ma ha espresso questa sua necessità di andare possibilmente sul sicuro, e io ci ho riflettuto sopra invece che magari fregarmene e fregare lei. Non credo sia uno spunto di discussione valido francamente.
Ma ci mancherebbe che ti avesse minacciata...!
Ma tu davvero non vedi la grave contraddizione tra aprire un esercizio vegan e poi fare discriminazione che viola il tuo fondamentale diritto alle pari opportunità?
Intendiamoci, il problema non è certo il vegan (credo che tu ti possa essere risentita su questo punto), è il fatto che questa persona vende (perché si suppone generi un profitto) uno stile di vita rispettoso degli animali e dell'ambiente, ma poi non c è coerenza nel suo operato perché non ha rispettato te.
A te può non importare, ma è stata a maggior ragione scorretta.

È uno spunto di discussione valido eccome perché tu nel tuo personale sei liberissima di accettare questa sua posizione, ma devi essere consapevole che sono anche queste mentalità che pesano sulla condizione femminile nella società, per quanto riguarda il rapporto tra donna e lavoro.

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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da Julmax il Mer Lug 27, 2016 12:54 pm

Jillian ha scritto:è vero che una legge "22 anni" e pensa che hai ancora tutta la vita davanti, ma quando l'orologio biologico chiama allora non si riesce a non rispondere.

Beh già solo per il fatto che a 22 anni sono già sposata la gente mi guarda così -> Shocked

Poi ho già scritto altrove ciò che ci ha spinti in questa direzione, avrò anche solo 22 anni, sarò ancora giovane e ho tutta la vita davanti, ma ho già visto la morte in faccia, e considerando che è sempre stato il mio "obiettivo", desiderio, sogno, come lo si vuole chiamare, avere dei bambini e fare una famiglia, e che entrambi siamo orientati verso questo, ci siamo detti che era arrivato il momento...

Se mi avesse chiamata a inizio anno sicuramente sarebbe andata diversamente, ma la storia non si fa con i se e con i ma...

Ora non resta che sperare in un esito positivo.

Edit sincro con Panic: è chiaro che lei abbia già dato fiducia in diverse persone che poi le hanno voltato le spalle (vedi appunto le vecchie banconiste) e secondo me non si deve guardare tutto con "l'occhio legale", perché siamo pur sempre umani, e appunto come ho detto prima ognuno ha le proprie necessità... ed è giusto rispettarle. Probabilmente se avessi visto questo lavoro come il mio lavoro, come quello che voglio fare io, allora magari un compromesso lo potremmo trovare, ma dato che le mie priorità e i miei obiettivi sono altri è diverso. Io capisco che lei abbia necessità di una figura continuativa, che abbia passione per quello che fa, senza difficoltà, e che non si possa permettere ancora di, scusate il termine, prenderlo in quel posto... E sono sicura che lei capirebbe le necessità di una persona che magari al mio posto è entusiasta per il posto offerto, che ci tiene e ci crede ma che magari è già alla ricerca di un figlio o è già in attesa e dovrebbe poi andare in maternità, e allora troverebbe il modo di far combaciare le due cose. Non so se sono riuscita a spiegarmi bene...
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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da MissPat il Mer Lug 27, 2016 1:10 pm

Julmax ha scritto: Io capisco che lei abbia necessità di una figura continuativa, che abbia passione per quello che fa, senza difficoltà, e che non si possa permettere ancora di, scusate il termine, prenderlo in quel posto...
Ma davvero pensi che assentarsi per qualche mese - non da una posizione dirigenziale, eh, parliamo di una gastronomia, ma specifico che comunque per me non c'è differenza ne di posizione ne tantomeno di tipologia vegan / non vegan - per una maternità, voglia dire che il datore di lavoro lo prende in quel posto??????!!!!!
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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da Julmax il Mer Lug 27, 2016 1:16 pm

No certo, intendevo se facessi la gnorri e non le dicessi niente...
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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da MissPat il Mer Lug 27, 2016 1:25 pm

io comunque lo trovo un comportamento molto scorretto, parlare di figli ad un colloquio. Oltre che moralmente discutibile, è anche discriminazione. Per di più se accetterebbe un uomo solo per ovviare alle assenze di maternità.
Poi, il fatto che sia vegan è solo un'aggravante ulteriore. Non sono affatto discorsi da colloquio!
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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da Valeria il Mer Lug 27, 2016 1:40 pm

Mah secondo me se vuoi un figlio subito sono fatti esclusivamente tuoi e se davvero la signora è così impossibilitata ad assumere donne fertili, che assuma vecchiette o uomini! O persone bioniche e immortali che non la lasceranno mai, sicuro-sicuro.
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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da nike il Mer Lug 27, 2016 1:44 pm

Io non lo trovo così fuori luogo, scusate! E' un posto piccolo, stanno parlando anche ad un livello di confidenza, da quello che Jul ci ha raccontato, e la tipa ha chiesto a Jul che progetti di vita ha per decidere se sono sulla stessa lunghezza d'onda.
Per me un lavoro, soprattutto se non è una multinazionale, parla anche di collaborazione tra due persone. Non è che perché uno è il capo è per forza quello scorretto e cattivo.
Però, per carità, forse sono io che ho una visione del mondo troppo romantica!
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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da Julmax il Mer Lug 27, 2016 1:51 pm

nike ha scritto:Io non lo trovo così fuori luogo, scusate! E' un posto piccolo, stanno parlando anche ad un livello di confidenza, da quello che Jul ci ha raccontato, e la tipa ha chiesto a Jul che progetti di vita ha per decidere se sono sulla stessa lunghezza d'onda.
Per me un lavoro, soprattutto se non è una multinazionale, parla anche di collaborazione tra due persone. Non è che perché uno è il capo è per forza quello scorretto e cattivo.
Però, per carità, forse sono io che ho una visione del mondo troppo romantica!

Ecco Nike ha colto quello che volevo dire io, ed è esattamente come la vedo io. Non si parla solo di scorrettezze a livello di diritti ma anche di scorrettezze a livello morale... Se non ci aiutiamo tra di noi dove andremo a finire?
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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da mulan il Mer Lug 27, 2016 2:22 pm

Nike, io in linea di principio sarei d'accordo con te, nel senso che a maggior ragione in una piccola impresa l'assunzione di una persona comporta un impegno non trascurabile, sia a livello economico che di formazione, e ci può anche stare che magari non muori dalla voglia di trovare una sostituta dopo pochi mesi, soprattutto considerando che si tratta di un lavoro nel quale si sta a contatto con il pubblico, quindi conta molto la componente "personale".
Il punto però è che non saprai mai se la persona di fronte a te effettivamente avrà un figlio da lì a poco o no, che sia un figlio cercato o meno, quindi domande di questo tipo in sede di colloquio finiscono per essere semplicemente inopportune e poco utili (oltre che illegali).

Considerate che tempo fa facevo uno stage presso una multinazionale, e sapendo che non avrei avuto possibilità di assunzione per la mia posizione feci un colloquio per un'altra, e il direttore del reparto in persona mi chiese, in modo tra l'altro molto velato e subdolo, se ero fidanzata e su cosa ne pensavo della compatibilità tra carriera e famiglia. E' rimasto tutto su un piano assolutamente legale, ma di fatto stava tastando il terreno. Quella volta caddi nel tranello (era comunque uno dei primi colloqui e lui pose le domande in modo estremamente ambiguo), non ottenni il posto, e pur essendo consapevole che molto probabilmente è andata così perché non avevo abbastanza esperienza per quel posto, mi sono ripromessa di non essere più sincera di fronte a domande del genere. Mi chiedi se sono fidanzata? Che utilità ha saperlo ai fini della posizione che dovrei ricoprire? Ma soprattutto: se pure non fossi fidanzata non potrei tranquillamente conoscere qualcuno nel frattempo e decidere di formarci una famiglia? Considerando anche che non ho mai fatto colloqui con piccole imprese eh, sempre aziende di minimo 50 persone. Che io poi sul lavoro mi comporti in modo serio, onesto e professionale questo è un altro paio di maniche, sinceramente non mi sentirei a mio agio nell'andare in maternità adesso che sono ancora in piena formazione, per dire.

Questo per dire che capisco benissimo il punto di vista della proprietaria del negozio, ma comunque non approvo quello che ha fatto, anche perché Jul potrebbe benissimo fare la furba, accettare il posto e andare in maternità fra pochi mesi. Che poi lei non lo faccia ovviamente le fa onore, e infatti secondo me si è comportata in modo molto maturo nel rifiutare l'offerta perché non è compatibile con le sue esigenze di vita attuali.
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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da Panicqueen il Mer Lug 27, 2016 2:40 pm

nike ha scritto:Io non lo trovo così fuori luogo, scusate! E' un posto piccolo, stanno parlando anche ad un livello di confidenza, da quello che Jul ci ha raccontato, e la tipa ha chiesto a Jul che progetti di vita ha per decidere se sono sulla stessa lunghezza d'onda.
Per me un lavoro, soprattutto se non è una multinazionale, parla anche di collaborazione tra due persone. Non è che perché uno è il capo è per forza quello scorretto e cattivo.
Però, per carità, forse sono io che ho una visione del mondo troppo romantica!
Se è romantica, non è quello il problema, che è invece, in tutti i rapporti umani, quello dei confini. La libertà di uno finisce dove inizia la libertà dell'altro.
E' noto che l'abuso e la prevaricazione (la discriminazione ne è una forma) di non importa quale tipo proliferano quando sono valicati i confini personali (il consenso è irrilevante, se non è consapevole).
Sul luogo di lavoro, questo accade tanto più quanto la distinzione tra sfera professionale e sfera personale risulta sfumata.

Nel caso discusso, siamo perfettamente nel contesto professionale, in quanto questa persona che ha intrattenuto il colloquio (Julmax ha parlato di colloquio, se poi era una chiacchierata a tarallucci e vino con la vicina di casa, è un altro discorso) è titolare di una azienda, il rapporto tra queste persone è basato sullo scambio di lavoro e denaro, ed è regolato dalla forma contrattuale che sarà decisa e subordinato alle leggi vigenti sul lavoro, che determinerà i rispettivi diritti e doveri. 

La distinzione tra piccola e grande azienda è assolutamente arbitraria e pericolosa concettualmente, perché le aziende sono tutte soggette alle stesse regole, che sul sottile rimandano ad un'etica ed una morale.
Se non è considerato professionale in una grande azienda (e non lo è, e ha conseguenze legali anche più gravi) fare discriminazione sessuale sul lavoro, allora per la parità dei diritti non lo è nemmeno per la piccola. Semplicemente detto, una potenziale datrice di lavoro che, in un mondo dove la discriminazione è reato, si permette ugualmente di operare tale discriminazione spudoratamente (perché ne ha parlato come nulla fosse), avrà commesso una leggerezza in buona fede (?), ma interroghiamoci lo stesso su cosa questo riserva al potenziale dipendente. Se scivola su questo, su quali altri territori scivolerà? Sarà potenzialmente una datrice di lavoro che altrettanto avrà non-rispetto di altri diritti fondamentali (il tempo, il riposo, la privacy, un clima sereno e produttivo a lavoro, ecc). 

Poi assolutamente nessuno ha detto che quello è cattivo perché è il capo (sarebbe una grossa ingenuità)...ma di fatto quello E' il capo e se fa una cosa scorretta (per legge), è più che opportuno sottolinearlo (è il diritto).

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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da gutsygibbon il Mer Lug 27, 2016 2:46 pm

Si infatti sicuramente come domanda è poco utile,io lì per lì risposi la verità, che al momento non era in programma ma che essendo sposata una gravidanza mi poteva anche capitare e ne sarei stata felice. Io con la mia titolare fin dal colloquio mi sono trovata molto a mio agio e la vedo un po' come nike, dovendo affidarmi una attività a contatto con il pubblico, in una realtà piccola, ci tiene che abbia una continuità. Poi dopo un anno ho avuto l'indeterminato e avrebbe anche potuto non farmelo ma continuare con i rinnovi Twisted Evil. Penso sia anche umano che un titolare pensi "questa ragazza che progetti avrà per il futuro?", sono d'accordo che non dovrebbe chiederlo perché cmq il potenziale dipendente può rispondere ciò che più gli aggrada e soprattutto per evitare il più possibile di avere un atteggiamento discriminatorio che è veramente importante. In un altro contesto forse mi sarei irrigidita e magari sarei anche andata al sindacato, perché per esperienza ho imparato che bisogna reagire ai soprusi, sembra assurdo ma paga di più. Nel caso di Julmax non posso giudicare perché non c'ero ma io non reputo a priori una domanda sui progetti familiari una discriminazione. Poi vi racconterò se e quando rimarrò incinta cosa succederà, dicevo che ho fiducia nel rapporto con la mia titolare ma per forza di cose questo dovrà eventualmente cambiare.
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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da ArdathLilith il Gio Lug 28, 2016 11:56 am

Io volevo dirvi che ho scritto qui: http://ladyfertility.forumattivo.com/t3884p150-i-rapporti-sul-lavoro#367807
Non so se è strettamente legato a "carriera e figli" o più a rapporti generali sul lavoro, ma vorrei sapere che ne pensate...
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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da Eowyn il Lun Mag 22, 2017 7:08 pm

Sono in un momento un pochino di sconforto...e volevo chiedere alle mamme lavoratrici... voi come fate?? :-(
Ho ripreso da due settimane a lavorare 8 ore al giorno, non avendo più i permessi per l'allattamento, e mi chiedo come fare ad andare avanti.
Non è tanto per la stanchezza e i ritmi, che piano piano si assesteranno... da settembre poi Viola andrà a un nido più vicino a casa quindi non dovrò farmi chilometri in macchina ogni giorno... Poi resterà lì a pranzo e io non dovrò più andare a prenderla in pausa pranzo, fare tutti quei chilometri, portarla a casa, 15 minuti di coccole e tetta (sembrano pochi e inutili, ma è un momento a cui entrambe teniamo moltissimo) e poi tornare al lavoro senza aver mangiato e mangiare un panino in macchina...
Mi dico che è presto, che poi i ritmi si assesteranno...
Ma non è tanto quello...
È il carico mentale....
Cavoli ragazze, al lavoro faccio schifo! Faccio il minimo indispensabile e stop, faccio quello che mi viene detto senza pensare, senza riuscire ad essere partecipe più di tanto... io che ho sempre amato il mio lavoro e che sono sempre stata proattiva... ora mi chiedono di dare di più, mi fanno notare che altri sono progrediti e io no...
Io glisso e dó la colpa al mio carattere... ma non posso negare che è perché non ho abbastanza energie mentali.
Devo gestire il lavoro, la casa (e contate che mio marito fa tutte le pulizie, ma sono io che devo "organizzare", che devo dirgli di farlo), Viola che è sempre ammalata, star dietro ogni tanto anche a mia mamma che è depressa, e quindi anche zero aiuti dai nonni... far quadrare i conti economici, stare attenti ai mille bonus bebè, alle scadenze delle domande del nido, fare la dichiarazione dei redditi.
E in tutto questo stare con mia figlia. Starci e avere energie per lei. Energie mentali, non fisiche, quelle fisiche si trovano, è più facile.
Dicono che le.mamme.sul lavoro sono una risorsa in più, che è come avessero fatto un master... davvero? Forse sì, ma cosa succede se le mamme devono avere energie per tutto e finiscono per non averne abbastanza per niente?

Scusate lo sfogo, che forse è senza capo né coda, e magari mi direte anche "te l'avevo detto", ma io non ho alternative... economicamente proprio. E nel mio lavoro un part time non si può, tanto varrebbe cambiare lavoro.
Sono qua he penso a strategie per farcela, forse mi illudo...ma...secondo voi una signora che mi fa le pulizie una volta a settimana aiuterebbe? È vero che ora le fa mio marito, ma magari se non dovesse fare quelle potrebbe fare altro che ora faccio io (che ne so, la spesa... o commissioni varie tipo passare in farmacia... o fare le lavatrici..) boh, non sono tante in effetti perché fa quasi tutto lui...

Ah ecco... poi oggi pomeriggio sono arrivata a casa come al solito alle 17.50-18... e non c'era nessuno in casa... mio marito aveva portato Viola al parco con alcuni amichetti... mi è venuto un magone... :-(

Sono proprio divisa in due!
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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da ArdathLilith il Mar Mag 23, 2017 8:03 am

Ciao Eowyn, se qualcuno ti dice "Te l'avevo detto" lo schiaffeggio io per prima, avvisami! Cool
Poi, anche io credo di essere passata attraverso quello che descrivi. Ti do il mio punto di vista di chi è "due anni avanti", anche se non significa niente perché poi ognuno fa un percorso tutto suo e coi suoi tempi.
Io pensavo di tornare al lavoro ai 3-4 mesi di Leo. Potendo scegliere, perché ho una società mia, ho deciso di rimandare fino ai 9, perché proprio non me la sentivo. Se all'inizio volevo "fuggire" da quel rapporto a due così stretto, dopo un paio di mesi mi sono resa conto del privilegio che avevo e, nonostante le drammatiche difficoltà economiche in cui sono incorsa io (e le difficoltà in cui è incorsa l'azienda) sono stata a casa e ho continuato poi con un part time (9-13) fino all'anno di Leonardo. I primi mesi di part time sono stati ok. Poi è cominciata una fatica disumana. A giugno del 2015 (quando lavoravo full time da 5 mesi) ho avuto un crollo nervoso. Ansia, panico, non dormivo più, piangevo e basta. Ma non per il bambino con cui stavo benissimo, ma proprio per il lavoro. Perché? L'ho capito da quel momento ed è una cosa su cui sto lavorando ancora oggi: perché il mondo intorno a me era rimasto uguale mentre io e le mie dinamiche eravamo fortemente cambiati. Perché tutti conoscevano e avevano in mente la me di "Prima" di essere madre, mentre io ero diventata un'altra persona, con altre priorità, con altri desideri, con altri "piaceri". Prima, il lavoro e il mio compagno erano tutto. Prima ero a completa disposizione di chi ne aveva bisogno. Prima non avevo autostima, e pensavo che tutto quello che mi capitava o in cui ero coinvolta fosse il massimo, fosse un dono che mi veniva fatto nonostante la mia incapacità e che non potevo mollare perché avrei perso l'occasione della vita. Prima pensavo che sarebbe stato tramite il lavoro che mi sarei realizzata (ricordate che lavoro come autrice, anche, e per me la scrittura è tutt'ora un grandissima fonte di appagamento e di auto-realizzazione). Prima raramente dicevo di no, ma ancora più raramente vedevo le cose veramente da "un altro punto di vista".

Poi è cambiato tutto. Non è successo nell'istante in cui è nato Leo, perché i processi sono più lunghi, ma posso dire che ora che ha 3 anni la situazione si è chiarita così tanto e così forte che c'è stata una scossa d'assestamento in quasi tutti gli ambiti della mia vita. Ho capito innanzitutto che stare con mio figlio (e anche in generale con le persone che amo) è tra le cose che mi gratificano di più. Non l'unica, non quella "di più di tutte", ma sicuramente nella top 5. Che il tempo che passiamo insieme è sacro e che non tornerà mai più, per questo me lo voglio godere nel modo migliore. Non sempre è possibile, ma non solo: se tutto continuava come era prima, in futuro sarebbe stato sempre meno possibile. Le forze più "maschili" del mio mondo mi spingevano a fare delle scelte, anche di carriera, estremamente maschili. Incarichi di ininterrotta responsabilità (cioè cose che non puoi mollare nemmeno la sera perché se c'è un'urgenza sei tu l'unica che la può risolvere), incarichi di lunga responsabilità lontana da casa (stiamo parlando anche di 2-3 mesi DI SEGUITO lontano da casa, senza la possibilità di portare il bambino), incarichi in cui sono bravissima, una vera macchina da guerra, anche ora, che mi vengono così bene che la gente è incredula. Incarichi, però, che incarnavano il sogno di qualcun altro, non il mio.
Se non avessi avuto Leonardo, non mi sarei mai dovuta fermare a riflettere e sarei andata dritta per una strada che non mi apparteneva, per far felice chi avevo intorno e non me stessa. Quest'anno ho puntato i piedi. È stato difficile, ho rischiato di perdere la società e anche di creare una frattura veramente profonda col mio compagno, ma come potevo continuare a fare qualcosa per qualcun altro, e quel qualcun altro non eravamo né io né mio figlio?
Ora devo ricostruire, devo trovare una nuova strada, per fortuna con il sostegno di tutti quelli che ho intorno e, nonostante dure discussioni, i rapporti non si sono rotti.
Però tutto questo è derivato dal fatto che io non ce la facevo più. Che avevo il peso di tutto, come te, addosso, casa, faccende (anche io molto aiutata, ma anche io sempre con la testa piena), burocrazia, problemi, sanità, ordinaria amministrazione. E poi sveglie notturne, malattie, giochi, nervosismo, bisogno. E in tutto questo, la cosa che mi gettava nella più cieca disperazione era il fatto che il mio lavoro sarebbe SOLO andando peggiorando, che più mi impegnavo per essere efficiente, più la mia efficienza era necessaria, che più mi sforzavo di farcela "come prima", più mi incanalavo su un percorso che mi avrebbe portato solo più tensione, più responsabilità e soprattutto meno mio figlio e meno me stessa.
Non posso dirti cosa devi fare, io ho fatto un percorso sia con Panicqueen che con una psicologa, perché c'erano delle cose nel mio trascorso che proprio mi impedivano di "ascoltarmi" e di ascoltare una parte, quella femminile e istintiva di me, che mi diceva che stavo "sbagliando tutto". O meglio, non sbagliando in senso assoluto, ma che se non ero felice dovevo cercare di cambiare.

Probabilmente ti potrebbe far bene parlare con qualcuno per cominciare a mettere a fuoco i tuoi sentimenti e le tue esigenze. Prendere una persona che aiuti sulle cose materiali (spesa) aiuta. Instaurare una routine più umana (senza fare chilometri e chilometri per portare e riprendere la piccola) aiuta. Avere uno spazio per te, OLTRE AL LAVORO e ai doveri, aiuta. Se ti consola, una delle cose che mi manda più in bestia è quando io sono esausta e il mio compagno non capisce perché. Dice che ci dividiamo più o meno equamente i carichi, ma non è per niente vero: come dici tu, lui mi aiuta, ma io gli devo sempre dire cosa fare. E comunque in senso assoluto faccio più io di lui, e gestire il bambino è sempre, sempre, sempre più faticoso che lavorare anche fino alle 20.00, seduto a una scrivania. E stiamo parlando di un bambino che ora ha 3 anni, gioca, è sereno, gioca da solo per mezz'ore in giardino e così via. Ma è dura, Eowyn, e non sei tu che sei da meno, non è colpa tua. Cerca aiuto, fatti sostenere, praticamente e psicologicamente, perché questo momento di grande crisi è anche un grandissimo momento di opportunità per crescere, per guardarti dentro e capire tante cose di te. È un casino. Io a volte mi dico "Com'era più facile quando facevo tutto senza battere ciglio". Ma ora sono più consapevole e non voglio "fermarmi", anche se è faticoso.
Mi amareggia molto che degli sconosciuti (compagni di teatro) mi vedono arrivare e mi dicono "Cavolo, come ti vedo stanca, deve essere dura tra lavoro e bambino" mentre il mio compagno dice che "Abbiamo una vita perfetta e se sono stanca devo fare esami del sangue perché avrò qualcosa che non va". Ma non è cattiveria, è che non può capire.

Non sei sola, magari ti senti così in questo momento, ma cerca aiuto, parla con qualcuno, confrontati. È molto utile, è prezioso, ed è tempo per te che ti serve per capire come non essere più quella di prima, quella che tutti ancora ti spingono ad essere, ma diventare la nuova te, quella di cui Viola, ma di cui soprattutto TU hai bisogno.
Un abbraccio!
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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da Eowyn il Mar Mag 23, 2017 3:19 pm

Grazie Ardath per la tua esperienza. Mi è molto utile perchè nessuna delle mie amiche con figli lavora (a meno di lavori saltuari), quindi non mi trovo mai a poter parlare di queste sensazioni con qualcuno.
La mia esperienza è stata leggermente diversa dalla tua, ho voluto tornare al lavoro dopo 5 mesi e mezzo, e pensandoci è stata la scelta giusta, anzi, forse avrei dovuto iniziare a far qualcosa anche prima...per me i mesi a casa sono stati davvero alienanti, complice anche il fatto che mio marito lavorava a casa e quindi ci trovavamo in 3 senza essere abituati a stare insieme tutto il giorno. Senza contare che i primi mesi Viola stava più volentieri anche con qualcun altro, a parte quando voleva la tetta, mentre ora sente molto di più il bisogno della mamma, capisce, si arrabbia... E in un mondo ideale, avendo avuto chi me la teneva, avrei potuto iniziare a lavorare un paio d'ore al giorno già prima, proprio per non rinchiudermi. Non fraintendetemi, uscivamo a fare passeggiate ecc ecc, mica eravamo chiuse in casa, ma mi mancava proprio qualche stimolo intellettuale, primo fra tutti il contatto con gente senza figli. Ecco, non il lavoro in sè, ma parlare di qualcosa che non fossero bambini, passare del tempo con le mie colleghe, con cui c'è (o dovrei dire c'era?) anche una bella amicizia.
Ecco, qui mi ritrovo, Ardath: io sono diversa ora, e le altre persone non sanno più stare con me. Forse non ritrovano la me di prima e sono stranite? In questi mesi al lavoro sono stata invisibile, a parte per i colleghi con figli (che non erano quelli con cui prima interagivo di più). Si sono abituati al fatto che facevo part time e quindi ora non mi cercano neanche più per risolvere problemi. Non so le novità perchè salto le pause pranzo. Aggiungiamo il fatto che in questi mesi ho dovuto fare prevalentemente software, quindi mi sono rinchiusa in me stessa. Insomma, mi sono resa conto che sono perfettamente superflua in azienda. Durante le mia assenza hanno faticato un po' ma poi si sono assestati, ora che ci sono io facciamo le cose più velocemente, certo, ma se non ci fossi ci sarebbe qualcun altro che saprebbe farle.
Ecco Ardath, tu che sei "dall'altra parte", che hai un'azienda, come vedi le cose? Vedi davvero una risorsa in più in una neomadre, come si legge su tanti post su facebook di vari blog, o vedi un problema, qualcuno che ha altre priorità? O poco tempo.
Non lo so, a parte tutti i discorsi sulle priorità che ovviamente ora sono cambiate, mi sento proprio più lenta, meno attiva, meno flessibile... non dovrebbe essere successo il contrario?
Per l'autostima...ecco, a me è successo il contrario che a te...prima ne avevo (almeno un po'), ora è sotto le scarpe.

Per il lavoro... al contrario dei tuoi incarichi, i miei non andrebbero peggiorando, l'orario resterebbe quello, ci sarebbe magari qualche trasferta in più, ma al massimo di due notti... Se fossi brava anzi, aumenterebbe lo stipendio, cosa che farebbe comodo e alleggerirebbe la tensione almeno dal punto di vista economico, ma qui va in un'ottica meritocratica: raggiungi certi obiettivi e hai un aumento. Ma se non li raggiungi entro un certo tempo....sei la prima a essere fatta fuori.
Ho pensato anche a cambiare lavoro, ma al momento non ho energie e tempo per farlo, e comunque uno meglio di questo non lo troverei. Il fatto che mio marito guadagni pochissimo perchè sta inseguendo il suo sogno non aiuta, e forse c'è una componente di rabbia in me per questo. Ma d'altra parte mi sento in colpa, perchè a lui è delegata la maggior parte della gestione della bambina, sta con lei tutti i pomeriggi (fino a settembre) e quando sta male tutto il giorno. Facendo sacrifici e rallentando i suoi progetti. E come dici tu 8 ore passate con un bimbo piccolo sono infinitamente più faticose di 8 ore di lavoro. Mi sento sia in colpa che invidiosa.

Spazio per me oltre al lavoro... è vero, ma non ci riesco. mi sembra di togliere già tantissimo a mia figlia, non riesco a toglierle altro tempo. Giusto ieri una mia nuova collega mi ha chiesto di andare ad arrampicare la sera con lei, dalle 18.30 alle 21, orario in cui Viola mangia e si addormenta. Le ho detto di no e le ho spiegato, e davvero non capiva quale fosse il problema.

Scusate lo sproloquio, ma ho cercato di mettere giù i pensieri come mi venivano, mi fa bene parlarne.
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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da ArdathLilith il Mer Mag 24, 2017 7:55 am

Sconvolta dal postare questa cosa (anni fa non l'avrei capita, forse), ti consiglio di prenderti 10 minuti per leggerti questo fumetto: https://english.emmaclit.com/2017/05/20/you-shouldve-asked/

Lo trovo estremamente vero, e le dinamiche che si innescano in famiglia sono estremamente subdole, nel senso che io ancora non ho capito se i nostri compagni "lo fanno apposta" o sono veramente frutto di un'educazione che socialmente gli impedisce di arrivare a pensare come noi, tant'è che il mio compagno mi dice proprio "Io ho bisogno che le mie attività diventino una routine, allora le faccio tutte. Se devo "improvvisare" non ci riesco, perché perdo tempo a pensare."

Chiaro, io no invece?
Purtroppo anche da noi io ho un aiuto materiale da lui in casa (lavastoviglie, apparecchiare, lavare, stendere, raccogliere bucato) ma se faccio l'elenco di quello che devo fare io, anche improvvisando, ogni giorno arriviamo a uno squilibrio pazzesco. ISEE, iscrizione alle scuole di Leo, controllo vaccini, visite periodiche, spesa, cucinare colazione, pranzi cene e 2 spuntini per tutti e tre, cambiare le lenzuola quando è il momento, riorganizzare i giochi perché dopo un po' è il caos, prendere e riportare i libri in biblioteca, manutenzione auto, bolli, cambiare gomme termiche, riparare tutto quello che si rompe in casa o chiamare chi lo deve fare (idraulico, elettricista, ecc.). Concordare preventivi, pagare l'affitto, gestire e controllare l'home banking, e così via. Non è che lui NON LO SA FARE, figuriamoci. È che non ci pensa. E io, per evitare multe, problemi o di vivere in una casa che cade a pezzi compenso e lo faccio io. Leggete il fumetto. Quando arriva a dire "Era così più faticoso dire a lui cosa fare che preferivo spaccarmi la schiena e farlo piuttosto che dover organizzare anche quello", ecco lì ho detto "NON SONO SOLAAAAA"!
Aggiungete a questo carico che io, nel mio lavoro, devo fare esattamente questo, cioè creare ordine dall'entropia, portare le idee dei clienti da confuse nebulose a progetti finiti, mettere insieme una squadra, chiedere preventivi, trattare, incastrare orari, ecc...
E booom. Uno alla fine alle 22 è stanco e il tuo compagno ti dice "Ma come sei stanca, oggi è stata una giornata così tranquilla!"... E tu gli vorresti staccare la testa. Anche se qualcosa in casa lo ha fatto, sì, grazie, non siamo nel medioevo...

Ti consigliavo di parlare con qualcuno perché ognuno ha il suo percorso, i suoi disagi, i suoi punti deboli (e di forza) e tu hai l'occasione di trovare i tuoi, in questo momento. Puoi ritrovarti in qualcosa che dico, ma il mio percorso è per forza diverso dal tuo, e hai veramente l'opportunità di crearti uno spazio nuovo. Ora non vedi la soluzione perché sei incastrata tra due mondi e prima di trovare la soluzione devi lavorare su te stessa, ascoltarti e capire cosa vuoi veramente. Poi, conciliare questo desiderio con la tua realtà. Ovvio che anche io vorrei avere una casa con uno studio enorme, libreria, svegliarmi alle 8, fare colazione con la mia famiglia, salutarli che escono e mettermi alla scrivania da sola, con tisane e uccellini, a scrivere romanzi. Posso? No. Ma posso avvicinarmi a un modo di vivere che non mi faccia sentire infelice e sotto pressione ogni giorno. E puoi farlo anche tu, giuro! I love you
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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da MissPat il Mer Mag 24, 2017 8:10 am

Eowyn ti porto un suggerimento perchè lo fanno alcune colleghe: part time 7 ore, dalle 07.00 alle 14.00. Andresti a lavoro che non c'è nessuno, zero traffico, tranquillità in ufficio. Niente pausa pranzo, ma ti aiuterebbe a tenere la concentrazione. Poi diretta dalla bimba a cui puoi dedicare molto più tempo; se il papà la porta un'ora al parco nel pomeriggio tu potresti riposare o comunque dedicare quell'ora al lavoro.
E delle colleghe che non capiscono: chissene. Per farti aggiornare sui gossip: caffè alla macchinetta (potresti saltuariamente portare un dolcetto così invogli le chiacchiere).
Pensaci.
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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da luisav il Mer Mag 24, 2017 8:23 am

Eowyn, che dire? Ardath sa sempre spiegare le cose in un modo chiarissimo
Io mi trovo in una situazione davvero catastrofica, motivi simili ma davvero ad un bivio.
Per ora devo ancora chiarirmi un po' con me stessa e poi scriverò qualcosa.
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Re: Carriera lavorativa e figli

Messaggio Da Eowyn il Mer Mag 24, 2017 10:07 am

Miss pat, grazie per il consiglio, ma purtroppo non posso. Ho chiesto al mio capo e ha detto chiaramente che vuole che tutti siano in ufficio negli stessi orari, già ho lottato per ottenere 8-12.30, 14-17.30, mettendomi d'accordo con i colleghi, perchè prima si faceva 8.30-12.30, 14-18.30(non chiedetemi perché c'era quella mezz'ora in più che ora magicamente è sparita...)
Credo in futuro di riuscire ad ottenere di accorciare la pausa pranzo e finire alle 17, ma fino alle 17 vogliono che tutti siano in ufficio per motivi di rapporto con i clienti che se chiamano devono trovare chi cercano.
Part time non se ne parla fino al mio rinnovo del contratto. L'apprendistato mi scade a fine ottobre, può essere prolungato di 5 mesi perché ho fatto la maternità (credevo venisse prolungato automaticamente ma a quanto pare no),  poi se tutto va bene dovrebbero passarmi a indeterminato, ma me ne devo stare buona buona (e magari avere anche risultati migliori di adesso) fino ad allora... :-(  

Ardath, come potrei fare secondo te a trovare qualcuno con cui parlare? (Magari gratis...che se no devo scegliere tra quello e la signora delle pulizie...)
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Re: Carriera lavorativa e figli

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